Qui sotto qualche foto fatta con il black berry in giro per le strade di Milano.
mercoledì 28 settembre 2011
Curiosando in Milan
Qui sotto qualche foto fatta con il black berry in giro per le strade di Milano.
sabato 17 settembre 2011
24-25-26 settembre 2011 al White a Milano.
Ricordate queste date 24-25-26 settembre 2011, White Milano, via tortona 31...e passate a trovarmi! La mia capsule collection è presentata insieme al brand Macrì ... vi aspetto tutti!
mercoledì 31 agosto 2011
Soddisfazioni...
La mia illustrazione per Grazia.it è stata in homepage e poi è finita qui.. sul cartaceo di Grazia.
I love it.Spray Magazine inserisce una mia illustrazione tra le cose che ama
Acne Studios & Daniel Silver capsule collection
Acne Studios & Daniel Silver
Capsule Collection f/w 2011
giovedì 11 agosto 2011
The History of Fashion - la nuova rubrica del blog.
Dal gioiello al bijou
Per molto tempo il gioiello è stato essenzialmente una sostanza minerale: diamante o metallo, pietra preziosa od oro, la sua origine era la profondità della terra. Proprio a causa della sua origine e al suo percorso di realizzazione particolarmente costoso, era considerato comunemente come un oggetto infernale. L’immaginazione mitica dell’uomo associava quest’oggetto a quelle caverne sotterranee che nascondevano morti, tesori e colpe. Estratto dall’inferno, il gioiello ne diviene il simbolo per eccellenza e ne assume il carattere fondamentale: l’inumanità. I gioielli, inizialmente, erano in gran parte costruiti da pietre, e la pietra rappresentava l’oggetto inanimato che al tatto mostrava come peculiarità, la durezza; per cui la pietra non era né vita né morte, era immobilità infinita e quindi imperturbabile. Per secoli o forse millenni, il gioiello ha tratto dalla propria origine minerale questo potere simbolico: espressione di un ordine inflessibile come quello delle cose.L’immaginazione poetica dell’uomo ha poi riconosciuto nel diamante, la quintessenza della pietra, attribuendogli caratteristiche che andavano aldilà del tempo. La sua limpidezza era l’immagine morale della virtù più intensa: la purezza. Il diamante era considerato il figlio sterile della terra profonda, incapace di trasformarsi in marciume, in germe. La purezza, infatti, è vita ma anche infecondità e ciononostante seduce, perché il diamante, seppur duro, brilla. In questo modo fu inserito in un nuovo tema poetico in cui acquisiva connotati importanti; era contemporaneamente una sostanza fredda ma anche ignea, ghiaccio e fuoco si erano uniti per creare una pietra che rappresentava simbolicamente la bellezza.E quale simbolo migliore per rappresentare la vanità e la seduzione, se non il diamante? Per il suo fuoco per la sua freddezza, il diamante rappresentava l’opposizione tra il mondo e la solitudine, quell’ordine tanto temuto ma che tanto affascinava e che tanti hanno condannato nel tempo. Per secoli, anche l’oro con cui si realizzavano i gioielli presentava aspetti simbolici poco rassicuranti, essendo però una sostanza più intellettuale che simbolica, affascinava realtà fondate sulle merci, perdendo così d’immaginazione poetica.
L’oro era il segno per eccellenza, dotato di tutti i poteri e quindi di valore assoluto. Esso poteva convertire tutto nel suo contrario: avvilire e glorificare. Il gioiello ha risentito a lungo di questo potere dell’oro e infatti lo si indossava con l’idea di un potere enorme, a cui basta essere visto per essere dimostrato. Il gioiello per lungo tempo è stato un segno di forte potenza, di virilità e solo di recente, sommariamente, gli uomini hanno smesso di portare gioielli. L’uomo ha delegato alla donna l’esposizione della propria ricchezza perché la donna testimonia la potenza del marito; ma la motivazione di base è stata celermente travolta da nuovi significati simbolici che hanno raccontato di una donna che si perde nel possedere un gioiello e di un uomo che si da alla donna poiché divenuta essa stessa pietra preziosa e dura.
Marlene Dietrich
Ricorderete tutti Marylin Monroe in ''Diamonds Are A Girl's Best Friends", circondata da uomini che, travolti dalla bellezza della diva, la quale indossa gioielli luccicanti e particolarmente vistosi, continuano a proporle gioielli nell'intento di conquistarle il cuore. Oggi il tema della donna fatale sembra non essere del tutto scomparso, ma la mitologia attorno al gioiello è declinata da tempo. Il gioiello assume valore storico e si tramuta in bijou. Se il gioiello esprimeva la natura teologica della società antica, allo stesso modo il bijou di oggi potrebbe essere considerato un gioiello laicizzato poiché spogliato di valori poetici assume nuovi valori e simbologie che sono della nostra società. Essi, anzitutto non sono fatti solo di pietre e metallo ma di qualsiasi materiale, dal legno, al vetro al tessuto etc. Il loro prezzo non è, per così dire, disumano e spesso imitano materiali preziosi come oro o perle. L’imitazione è la caratteristica centrale della civiltà capitalista, essa, però non inganna, mira a mantenere le qualità estetiche del materiale che si presta ad imitare. Il bijou altro non è che la democratizzazione del lusso; finché la ricchezza regolava la rarità del gioiello questo aveva valore solo in base al prezzo, nella nostra società quando un oggetto diviene alla portata di tutti si inserisce in un nuovo aspetto di valutazione che è quello del gusto. Per quanto poco costi, il bijou deve essere sottoposto a quel valore funzionale che è lo stile poiché esso fa parte di un insieme. Il bijou diviene il dettaglio, non perché è prezioso in sé ma perché concorre a rendere speciale in maniera definitiva, qualsiasi look.
Il bijou ( 2011) realizzato da MIU MIU
martedì 9 agosto 2011
Wawe-o T shirt: lo slogan curioso del brand.
Questa è la home di Wawe-o T shirt, il brand di due architette milanesi, Onda e Cicci, che si sentono troppo sexy per disegnare solo T shirt. Il loro brand nasce dall'idea di dare voce femminile ad un capo essenzialmente unisex. <<Wave-o è una voce femminile, un pensiero, un’idea estemporanea espressa in prima persona, che si stampa su una maglietta, nell’intento di divulgare un messaggio, un “pamphlet”, che saranno le donne ad indossare e a portare con sé.>>
Sul sito si possono acquistare le T shirt per donna e bambino e i materiali utilizzati sono tutti organici e naturali con tanto di certificato di garanzia. Due sono le tipologie che potete scegliere: linea biodegradabile ( cotone organico e tessuti derivati dalle proteine del latte) e la linea di cotone e viscosa, la biodegradata. L'ironia è sicuramente la caratteristica fondamentale di questo brand, basti guardare le nuove collezioni autunno-inverno: fashion victim, favola punk, plastic chic ed Everyday collection.
Linea donna
Linea bambino
sabato 6 agosto 2011
CO|TE A/I 2011-2012 : i nuovi capi spalla.
Dunque, diciamo subito che se non conoscete questo eccezionale brand super giovane, vi siete persi moltissimo! Loro sono Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari, hanno poco più di vent'anni, ex studenti Marangoni, e con la collezione per l’a/i 2011-2012 sono alla seconda stagione. La loro linea Co|Te è una grande esempio di raffinatezza ed originalità. Di seguito l'intervista di Stefano Guerrini a Tommaso e Francesco.
[vimeo http://vimeo.com/24071486]
da webeliveinstyle.it
Per l’autunno-inverno 2011/2012 CO|TE crea cappotti e giacche multistrati di cashmere e pelliccia. Le linee sono allungate e le ritroviamo anche nei pantaloni, presenti in 4 forme, dal modello slim al modello palazzo. Gonne con fodera in tulle e camicie in popeline, giacche in pelle di vitello. Le pettorine in pelle sono già un must have dell'autunno inverno Co|Te.